giovedì 30 luglio 2015

La scelta di un test di screening prenatale non invasivo

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Aspettare un bambino comporta una serie di decisioni importanti da prendere, che riguardano per prima cosa la salute della mamma e del bambino stesso. Seguire buone abitudini alimentari e uno stile di vita equilibrato sono solo le indicazioni base per garantire il benessere di mamma e bebé; ci sono poi le visite di controllo e i test prenatali, capaci di individuare preventivamente alcune problematiche come ad esempio la sindrome di Down in gravidanza.
Secondo il parere dei ginecologi durante i mesi di gravidanza sono necessari una serie di controlli standard, tra i quali particolare importanza hanno i test di screening prenatale, che consentono ai genitori di avere informazioni sulla salute del loro bambino ben prima della nascita, addirittura già nelle prime settimane di gestazione.

Sono numerosi gli esami di screening che si possono fare durante la gravidanza e in questo panorama spesso non è facile scegliere a quali sottoporsi per ottenere risultati attendibili.
Prima valutazione da compiere è capire quanto precocemente si desidera conoscere come sta il proprio bambino. Il test che analizza il DNA fetale ad esempio è l’esame che si può svolgere prima, già dalla 10° settimana di gravidanza. Subito dopo sarà possibile svolgere il Bi test (tra la 11° e la 13° settimana) abbinato alla translucenza nucale ed infine il Tri test, tra la 15° e la 17° settimana di gestazione.
Si dovrà poi valutare un altro fattore altrettanto importante: il tasso di affidabilità. Questo è un dato che viene misurato sulla percentuale di anomalie effettivamente rilevate (come la Trisomia 21) e il tasso di falsi positivi, che sono i risultati del test che segnalano un’anomalia in realtà inesistente.
Analizziamo i tassi di affidabilità dei test di cui abbiamo già parlato. Il Bi test combinato con la translucenza nucale è considerato affidabile nella rilevazione della Trisomia 21 per l’80-90%, con un tasso di falsi positivi del 5%. Il Tri test invece ha un’affidabilità che scende al 60% con una percentuale di falsi positivi che arriva all’8%. Da ultimo il test prenatale del DNA fetale è considerato affidabile nella rilevazione delle principali trisomie fetali al 99%, con un dato dei falsi positivi inferiore allo 0,3%.
Tutti i test di cui abbiamo parlato sono considerati esami di screening, in quanto forniscono una percentuale di probabilità per cui il bambino potrebbe avere un’anomalia cromosomica.
Se il risultato del test è positivo o non chiaro, occorrerà sottoporsi ad esami diagnostici di tipo invasivo per confermare o smentire i primi risultati. È chiaro quindi quanto sia importante scegliere con attenzione i test di screening da effettuare, per ottenere risultati attendibili senza dover ricorrere ad ulteriori esami di tipo invasivo.
Il tuo ginecologo di fiducia saprà consigliarti per valutare i test più adatti a te.

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