I passaggi che i genitori devono compiere dopo aver preso la
decisione di conservare il cordone del nascituro non sono così complicati, ma è
bene conoscerli per non tralasciare nulla e fare tutto nei tempi stabiliti,
senza stressanti corse dell’ultimo momento.
Per prima cosa i genitori dovranno scegliere la struttura a
cui affidare le cellule cordonali del proprio bimbo. Le biobanche che offrono
questo servizio non sono tutte uguali, non tutte propongono gli stessi standard
qualitativi e le stesse tutele; ecco perché la scelta deve essere fatta con
attenzione, tenendo in considerazione alcuni importanti parametri, come la
presenza di un’assicurazione che garantisca la continuità del servizio anche il
caso di fallimento della banca di conservazione e la presenza di certificazioni
come la GMP [1],
la più autorevole poiché riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità.
Dopo l’adesione al servizio presso la struttura prescelta i genitori dovranno richiedere alla direzione sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto i moduli necessari per ottenere l’autorizzazione all’esportazione del sangue cordonale. A questo punto mamma e papà dovranno contattare la biobanca che si occuperà di inviare a casa il kit per la raccolta delle cellule staminali, che dovranno portare in clinica il giorno del parto. Dopo il parto l’ostetrica si occuperà di effettuare la raccolta del campione, che grazie ai dispositivi contenuti all’interno del kit sarà mantenuto a temperatura costante fino all’arrivo nei laboratori, dove le cellule saranno conservate in strutture chiamate bioconteiners a una temperatura di -196°C. Le cellule staminali verranno conservate per 20 anni e rimarranno a disposizione della famiglia in caso di necessità.
A cura
di Ufficio Stampa Sorgente
Per maggiori informazioni: www.sorgente.com
Visita il canale Youtube Saluteingravidanza
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Note:
1. Good Manufacturing Practice
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