mercoledì 17 aprile 2013

La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale

Il sangue del cordone ombelicale  si sta rivelando di grande interesse per la medicina in quanto, al suo interno, sono presenti cellule staminali caratterizzate da  interessanti capacità sia differenziative che immunologiche. Tali cellule possono essere o conservate in strutture pubbliche tramite la cosiddetta  donazione cordone ombelicale, oppure possono essere conservate privatamente in apposite biobanche. Ma cosa deve fare nella pratica una futura mamma che decide di conservare privatamente  le preziose staminali del cordone ombelicale?
I passaggi che i genitori devono compiere dopo aver preso la decisione di conservare il cordone del nascituro non sono così complicati, ma è bene conoscerli per non tralasciare nulla e fare tutto nei tempi stabiliti, senza stressanti corse dell’ultimo momento.
Per prima cosa i genitori dovranno scegliere la struttura a cui affidare le cellule cordonali del proprio bimbo. Le biobanche che offrono questo servizio non sono tutte uguali, non tutte propongono gli stessi standard qualitativi e le stesse tutele; ecco perché la scelta deve essere fatta con attenzione, tenendo in considerazione alcuni importanti parametri, come la presenza di un’assicurazione che garantisca la continuità del servizio anche il caso di fallimento della banca di conservazione e la presenza di certificazioni come la GMP [1], la più autorevole poiché riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.


Dopo l’adesione al servizio presso la struttura prescelta i genitori dovranno richiedere alla direzione sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto i moduli necessari per ottenere l’autorizzazione all’esportazione del sangue cordonale. A questo punto mamma e papà dovranno contattare la biobanca che si occuperà di inviare a casa il kit per la raccolta delle cellule staminali, che dovranno portare in clinica il giorno del parto. Dopo il parto l’ostetrica si occuperà di effettuare la raccolta del campione, che grazie ai dispositivi contenuti all’interno del kit sarà mantenuto a temperatura costante fino all’arrivo nei laboratori, dove le cellule saranno conservate in strutture chiamate bioconteiners a una temperatura di -196°C. Le cellule staminali verranno conservate per 20 anni e rimarranno a disposizione della famiglia in caso di necessità.

A cura di Ufficio Stampa Sorgente
Per maggiori informazioni: www.sorgente.com
Visita il canale Youtube Saluteingravidanza

Note:
1. Good Manufacturing Practice

martedì 9 aprile 2013

Corsi di nuoto per bimbi dai 6 ai 36 mesi

MA BIMBI COSI’ PICCOLI  NON RISCHIANO DI “BERE”, SE IMMERSI?

Nel neonato è fisiologico un meccanismo - chiamato comunemente "glottide" - che consente di bloccare il respiro quando si è in immersione. Questo meccanismo resta naturale nei primi sei mesi di vita, dal momento che il bambino lo ha utilizzato per nove mesi quando stava nel ventre della mamma. Già mediante i primi bagnetti casalinghi è possibile stimolare l’esercizio di questa attività, fino a renderla completamente consapevole.
E’ intanto fondamentale cominciare a utilizzare la vasca da bagno per i primi bagnetti, fin dalle prime settimane di vita del bimbo o della bimba, per non far perdere l’abitudine a stare nell’acqua acquisita nei novi mesi trascorsi all’interno del ventre materno. Esistono piscine ed impianti natatori con vasche di acqua calda che sviluppano corsi a partire da 3 mesi, anche se buona parte dei pediatri dà il consenso all’attività a partire dal sesto mese di vita.
Guarda i video sul canale Youtube Saluteingravidanza